di Giorgia Alto , 19.04.2021

“La casa di carta” è una serie Netflix di enorme successo che ha appassionato milioni di spettatori non solo in Europa. La serie, infatti, ha contribuito sia a far affermare l’azienda in Europa, sia a far conoscere il cinema spagnolo in tutto il mondo.

In breve, la storia racconta la storia di un gruppo di piccoli criminali, ognuno a modo suo un “Emarginato”, riuniti da un affascinante “Professore”, rappresentato come un “Leonardo da Vinci del Furto”. Guidata dal Professore, la banda decide di portare a segno il porto grande colpo della storia.

La serie si inserisce nel filone delle “Grandi rapine”, ma con risvolti molto originali, lontani da successi come Ocean’s Eleven o da qualunque altra produzione impegnata nel genere.

“La casa di carta” è produzione spagnola e, sebbene la prima stagione sia stata girata essenzialmente nella regione di Madrid (precisamente tra Madrid stessa, Toledo e le campagne limitrofe), con il successo internazionale sono state organizzate giornate di riprese in tutto il mondo.

Come nel caso di altre serie, la mappatura di queste location da sogno può servire come un canovaccio per organizzare viaggi esotici (e non). Nel corso delle quattro stagioni la troupe de La casa di carta ha toccato la Spagna, l’Italia, la Thailandia, Buenos Aires, le isole San Blas.

In questa guida di viaggio, riportiamo alcune le principali locations dove sono state girate le prime 4 Stagioni de “La casa di Carta”

Stagione 1: Madrid

Come già detto la trama de La Casa di Carta si dipana a partire dalla città di Madrid. La capitale spagnola è teatro del primo colpo della banda del Professore, che vuole colpire la Zecca (Fabrica Nacional De La Moneda y Timbre) il cui vero edificio è stato usato soltanto per le riprese in esterna.

Per le interne sono stati usati gli ambienti del Consejo Superior de Investigaciones Científicas, in Calle Serrano 117, mentre le rotative dove vengono stampate le banconote sono quelle di un quotidiano madrileno.

Anche la quarta stagione de “La Casa de Papel” vede Madrid come location principale. Quando nell’inquadratura si vede il Banco de España in realtà la troupe sta lavorando fuori del Ministerio de Fomento, lungo il bellissimo Paseo de la Castellana.

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Non è consueto, infatti, che banche centrali e importanti edifici ministeriali concedano i permessi per riprendere gli ambienti esterni o interni. Tutto questo, come è ovvio, è motivato da ragioni di sicurezza. Le scene degli interni della banca sono state invece girate presso gli studi cinematografici Madrid Content City, accanto al Consolato Italiano presente nella capitale.

Finca El Gasco, la banda prepara la rapina alla Zecca di Stato

Buona parte della prima stagione de “La casa di carta” vede i protagonisti alle prese con la pianificazione del colpo alla Zecca di Stato. Per prepararsi al meglio, “Il Professore” decide di portare tutta la banda in campagna, dalle parti di Toledo, in una location dove potranno studiare ma anche conoscersi e legare. Una sorta di ritiro aziendale “Sui generis” dove, tra le altre cose, si sono innamorati Tokyo e Rio.

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Per ambientare queste scene si è scelta Casa Palacio, una fattoria affascinante nelle campagne del villaggio di Finca El Gasco a quindici minuti dalla periferia di Madrid.

Piccola curiosità: Casa Palacio viene anche affittata per organizzare rinfreschi, celebrare ricorrenze e feste private.

L’indirizzo preciso è Finca el Gasco, Almte, Marqués de Valterra, Torrelodones.

La casa de papel arriva a Firenze

La prima e la seconda stagione de “La casa di carta” sono sviluppate all’interno dello stesso arco narrativo legato alla rapina alla Zecca di Stato: in realtà è un’unica stagione divisa in due parti.

Con l’avvento di Netflix la produzione della serie ha rilanciato inserendo nella narrazione diversi luoghi nel mondo, cioè quelli in cui la banda del Professore si rifugia dopo il colpo riuscito alla Zecca di Stato spagnola.

Nel corso della terza stagione, 2 protagonisti, Berlino e il Professore, si incontrano a Firenze in una serie di flashback. I due si salutano davanti a Santa Maria del Fiore in Piazza Duomo e proseguono verso Piazza della Signoria.

Ci sono alcune riprese che sono state fatte dall’alto di Piazzale Michelangelo e che racchiudono in pochi fotogrammi la bellezza eterna del capoluogo toscano.

Quando i 2 attori si sono recati a Firenze per girare le scene, il tutto è stato documentato anche sui social network.

Stagione 3: le scene in Thailandia

Guardare la terza stagione de “La casa de papel” è come fare un piccolo giro del mondo, perché dopo il colpo andato a buon fine, i membri della banda si separano e si dirigono in luoghi isolati e distanti tra loro.

Il Professore non è da meno e, secondo la storia, si reca a Palawan (Filippine), dove dopo un po’ viene raggiunto dal Raquel Murillo, l’ispettore.

Solo che, nella realtà, il Professore e l’Ispettore non si trovano nelle Filippine, bensì in Thailandia. A quanto pare, la produzione ha dovuto optare per altre location, ovvero Phuket, Patong e Pattaya.

Eremo di San Frutos (Il monastero vicino Arezzo)

Per salvare Rio, la banda deve riunirsi per organizzare un nuovo e spettacolare colpo, questa volta però si tratta di un’idea del defunto Berlino. Per pianificare il colpo, secondo la trama la banda si stabilisce in un antico monastero vicino Arezzo, ma in realtà le scene sono state girate sempre in Spagna.

Il monastero, dove si erano già riuniti prima del “Colpo alla zecca di Stato” Il Professore, Palermo e Berlino, è l’Eremo di San Frutos.

Questa suggestiva location di trova su un promontorio del Parco Naturale Hoces del Duratón, in provincia di Segovia, per la precisione nella Comunità Autonoma di Castiglia e León.

Rio e Tokyo sono sulle isole di San Blas, ai Caraibi

Sempre nel corso della terza stagione, altri due membri della banda del Professore trovano qualche momento di pace su una meravigliosa spiaggia caraibica. Si tratta delle Isole di San Blas, un arcipelago composto da circa trecento tra isolotti e atolli nei mari di Panama.

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Queste isole sono ancora abitate dai nativi Kuna, la cui autonomia è molto protetta dal governo panamense. Le uniche strutture ricettive presenti su venti di questi isolotti sono gestite interamente da Kuna e si presentano come palafitte o cabanas piuttosto essenziali.

Un’alternativa per visitarle è a bordo di barche a vela o in crociera, durante una delle tante escursioni.

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