Home > Consigli di viaggio > Cosa vedere a Pingyao, la città cinese delle lanterne rosse
02 ottobre 2026
Dentro le mura di Pingyao vivono ancora oltre ventimila persone. Questo è un dato che ti permetterà di comprendere meglio la città e la sua storia.
L’esempio meglio conservato di città tradizionale cinese, infatti, non è un recinto archeologico con il tornello all’ingresso, ma un centro abitato dove i cortili Ming e Qing ospitano famiglie, botteghe e cucine, e dove i motorini passano sotto le porte fortificate come in qualsiasi altra città di provincia.
Pingyao ha oltre 2.700 anni di storia e dal 1997 è patrimonio dell’umanità UNESCO, eppure la cosa che colpisce di più è che non sembra una tipica “località turistica”, ma un centro abitato vero e proprio, dove incontrare persone che fanno la spesa, vanno al lavoro e si ritrovano nei locali.
A Pingyao potrai vivere un’esperienza autentica, e in questa guida di viaggio ti indichiamo i luoghi e le attrazioni principali da visitare.
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1 . Le mura Ming, il monumento che contiene tutti gli altri
2 . Rishengchang, la prima banca della Cina
3 . I palazzi storici dentro le mura
4 . Perché Pingyao è chiamata la città delle lanterne rosse
5 . Cosa vedere nei dintorni di Pingyao
6 . Cucina, tradizioni e shopping a Pingyao
7 . Come arrivare a Pingyao
Le mura sono la prima cosa che si incontra e quella che dà la misura di tutto il resto, perché racchiudono un impianto urbano rimasto sostanzialmente intatto da circa sei secoli.
Vennero costruite intorno al 1370, sotto il primo imperatore della dinastia Ming, e da allora hanno cambiato poco:
Perimetro: 6.163 metri
Altezza: circa 12 metri
Torri di guardia: 72
Merlature: oltre 3.000
Fossato: largo 4 metri
Il camminamento sopra le mura si percorre quasi per intero, e vale la salita non tanto per la fortificazione in sé, quanto per quello che si vede guardando verso l’interno: una distesa di tetti grigi, cortili quadrati e cortili dentro altri cortili, tagliata dalle quattro strade principali che si incrociano al centro.
Consiglio di viaggio: sfrutta la vista delle mura per farti un’idea di come funzionano le strade della città.
Il monumento più importante di Pingyao non è un palazzo né un tempio, ma un ufficio.
Nel 1823, infatti, aprì qui Rishengchang, la prima piaohao cinese, la banca che introdusse in Cina la lettera di credito e permise ai mercanti di spostare denaro tra province lontane senza portarsi dietro casse d’argento e scorte armate.
Il meccanismo era semplice e per l’epoca rivoluzionario: si versava una somma in una sede e la si ritirava in un’altra, dietro presentazione di un documento che combinava sigilli, calligrafie di controllo e filigrane per rendere impossibile la contraffazione.
Da quell’idea nacque una rete di filiali in tutta la Cina, e Pingyao, città di provincia senza porti né corti imperiali, si ritrovò per qualche decennio a essere il centro finanziario dell’impero Qing.
L’istituto chiuse nei primi decenni del Novecento, superato dalle banche moderne. La sede originale oggi è un museo, ed è quasi sempre la tappa più affollata della città.
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Attorno all’incrocio centrale si concentra la parte monumentale, che si visita con un biglietto cumulativo unico: costa intorno ai 125 yuan, vale tre giorni e dà diritto a un solo ingresso per ciascun sito.
Tariffe e orari cambiano di stagione in stagione, quindi conviene verificarne le condizioni aggiornate all’arrivo.
Ecco cosa comprende la visita.
Yamen: l’antico ufficio del magistrato, l’edificio più esteso della città antica. Non era solo un tribunale ma la macchina amministrativa della contea, con aule di udienza, prigioni, archivi e alloggi dei funzionari disposti lungo un asse che si percorre in una ventina di minuti.
Tempio del dio della città: poco distante dallo yamen, allinea padiglioni e torri su una sequenza di cortili. Era il luogo dove la città rendeva omaggio alla divinità che la proteggeva, e ha la scala monumentale che quel ruolo richiedeva.
Tempio confuciano: conserva strutture in legno di notevole fattura ed è l’unico dei grandi complessi cittadini legato non all’amministrazione né al culto, ma alla tradizione degli esami imperiali.
Torre del Mercato: costruzione trecentesca che segna il punto più alto della città vecchia. Resta visibile da quasi ogni vicolo, ed è il riferimento con cui ci si orienta quando la pianta a scacchiera comincia a somigliare a sé stessa.
Via Ming-Qing: l’asse commerciale storico che passa accanto alla torre, oggi occupato da un’ottantina tra botteghe di antiquariato e negozi. Abbastanza turistica, certo, ma è anche la strada su cui affacciavano le banche quando qui passava il denaro dell’impero.
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Il soprannome circola soprattutto tra i viaggiatori italiani e nasce da due cose che si sono sovrapposte: le lanterne rosse che di sera illuminano cortili, insegne e portoni della città antica, e il film Lanterne rosse di Zhang Yimou, che di quell’immagine ha fatto un’icona.
Va fatta però una precisazione importante.
In rete si legge spesso il contrario, ma il film non è stato girato a Pingyao, bensì nella residenza della famiglia Qiao, poco fuori città.
Ed è anche la prima delle escursioni da mettere in programma.
Alcuni dei luoghi più interessanti stanno fuori dalle mura, e due di essi sono patrimonio UNESCO insieme alla città, cosa che li rende qualcosa di diverso da una gita di contorno.
Residenza della famiglia Qiao, nella contea di Qi, a nord-est. Avviata nel 1756, conta 313 stanze distribuite su sei cortili grandi e diciannove più piccoli. È la casa di una importante dinastia di mercanti, e si visita per capire come vivesse chi maneggiava il denaro che passava da Rishengchang.
Residenza della famiglia Wang, a sud, a circa un’ora d’auto. Molto più vasta della precedente, con 231 cortili e oltre duemila stanze, di cui solo una parte aperta ai visitatori.
Tempio Shuanglin, a sei chilometri a sud-ovest. Fondato nel 571, conserva circa duemila sculture policrome in argilla, alte da trenta centimetri a tre metri e mezzo, realizzate tra il XII e il XIX secolo.
Tempio Zhenguo, a una decina di chilometri a nord-est. La sua sala principale risale al 963 ed è tra le più antiche strutture in legno sopravvissute in Cina, con undici statue coeve che non hanno confronti fuori dalle grotte di Mogao.
Con una giornata piena si mettono insieme una delle due residenze e uno dei due templi.
Volendo scegliere solo una cosa, Zhenguo è la più rara e la meno visitata.
Lo Shanxi è la provincia della pasta di grano e dell’aceto, e a Pingyao questo si traduce in una cucina povera di ingredienti e molto precisa nelle tecniche.
Le cose da provare, e quelle da portare a casa, sono poche e riconoscibili.
Manzo di Pingyao: la specialità della contea, servita a fette sottili. Le tecniche tradizionali di lavorazione sono riconosciute patrimonio culturale immateriale nazionale.
Noodles tagliati al coltello: l’impasto viene affettato direttamente nell’acqua bollente, così che ogni pezzo esca di forma diversa. Si servono con brodo di carne, verdure e una spruzzata di aceto.
Wantuo: pasta di grano saraceno condita con salsa piccante e crema di sesamo, uno dei pochi piatti locali che si mangia anche freddo.
Aceto invecchiato dello Shanxi: è il condimento identitario della provincia, e qualche goccia sui noodles serve a sgrassare il piatto. Si compra ovunque in bottiglia.
Lacca tuiguang: lacca lucidata a mano, una delle quattro grandi tradizioni cinesi in questa lavorazione, anch’essa patrimonio immateriale. È l’acquisto che vale la pena fare qui e in pochi altri posti.
Pingyao non ha aeroporto e si raggiunge in treno ad alta velocità, il che la rende una tappa comoda tra due città grandi più che una destinazione a sé.
La stazione di riferimento è Pingyao Gucheng, da non confondere con la vecchia stazione di Pingyao, che serve solo i convogli ordinari.
Da Pechino Ovest: circa 4 ore
Da Xi’an Nord: tra 2 ore e 40 e 3 ore e 15
Da Taiyuan Sud: dai 30 ai 45 minuti
Dalla stazione alla città antica ci sono una decina di chilometri, una ventina di minuti in taxi, e le mura si superano a piedi perché il centro storico è pedonale.
Un dettaglio da tenere presente in fase di prenotazione: da Pechino i collegamenti diretti sono soltanto tre al giorno.
Una coincidenza persa non si recupera in mattinata, e con posti nominativi e biglietti a data fissa il costo dell’imprevisto ricade su tutta la catena di prenotazioni successive.
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La Redazione