di Maria Novella Vitucci , 16.03.2016

Care mamme e cari papà, anche quest’anno è arrivato il momento di pensare alla vacanze studio per i vostri figli. Lo scorso 27 febbraio, si è tenuta a Milano la terza edizione della fiera “Study in the UK”  dedicata a chi vuole studiare nel Regno Unito. Filomena Casamassa, Partnerships and Projects Manager al British Council di Roma ci spiega perchè vale la pena fare questa esperienza.

Qual è l’identikit dello studente interessato a trascorrere l’anno scolastico in un college britannico?

Per la maggior parte sono studenti dai 15 ai 25 anni che vogliono fare un’esperienza in UK. Nell’anno 2014-2015 (fonte: HESA, UK Higher Education Statistics Agency) oltre 12.000 studenti italiani hanno scelto percorsi di studio universitario o postuniversitario nel Regno Unito: dal 2010 si registra, di anno in anno, un incremento di circa un 10% nel numero di studenti italiani che hanno fatto questa scelta.

Study in the UK

Tuttavia il mercato sta cambiando e vediamo crescere i numeri di ragazzi anche più piccoli, dai 10/11 anni. In realtà non abbiamo una percentuale per quanto riguarda il genere, ma dai visitatori alle nostre fiere, direi che la percentuale tra maschi e femmine è di circa il 50%.

La ragione principale per lo studio all’estero è certamente dovuta al fatto che il Regno Unito è visto come una maggiore chance di lavoro al termine degli studi, un’esperienza internazionale, autonomia e autogestione, e non ultimo un’esperienza di vita. Inoltre, importante è la qualità della formazione anglosassone.

In cosa il sistema anglosassone è diverso da quello italiano?

Nel sistema inglese c’è una maggiore continuità tra la scuola secondaria di secondo grado e     l’università in termini di impostazione della didattica. Inoltre, esso ha un approccio formativo più pratico.
Di contro, il sistema italiano è molto teorico e concettuale, è molto incentrato sulla memorizzazione e su test scritti e orali, i ragazzi non sono abituati ad esprimere una loro opinione.

Cosa importerebbe del sistema inglese in Italia?

Complessivamente ricchezza e varietà di interessanti opportunità. Gli studenti che studiano nel Regno Unito sono abituati a fare molte presentazioni e a dare le proprie opinioni su temi specifici; tutto ciò aiuta a essere più consapevoli di se stessi, ad intervenire nei dibattiti e a difendere i propri principi. Questa è una delle ragioni fondamentali per la scelta di studiare all’estero.

Qual è allora la top list delle motivazioni che spingono gli studenti a fare questa esperienza?

Direi che ci sono quattro significative macro aree, ovvero:

Opportunità di lavoro (lingua, vita da campus, esperienza internazionale, contatto con diverse culture, maggiore attenzione al rapporto con gli studenti).

Didattica: approccio formativo pratico, alta qualità accademica degli insegnanti, interdisciplinarità, avanguardia in alcune discipline.

Servizi: migliori infrastrutture, più servizi a disposizione degli studenti (es. biblioteche), diretto contatto con realtà professionali.

Prestigio: elevata reputazione, riconoscimento internazionale, nomi di eccelleza (Oxford, Cambridge, Imperial College London, etc.)

Quali sono le preoccupazioni dei genitori?

Fatica emotiva per la separazione e crescita del figlio e questioni a carattere pratico come ad esempio il costo della vita (vitto e alloggio, trasporti pubblici).

Quali sono le argomentazioni per convincere i genitori meno inclini a questa esperienza di studi?

Opportunità di lavoro in futuro, crescita personale, autonomia , soddisfazione e gratificazione del proprio figlio.

Quali sono state le tematiche principali dei workshop organizzati durante la fiera?

I seminari riguardavano temi generali sullo studio in Gran Bretagna, tra essi “How to apply for a UK University”, the “British A-Level curriculum”, “IELTS examinations”, “Scholarships and Finanacial support”.

Qual è stato il workshop che ha avuto maggior successo e perchè?

I seminari con il maggior numero dei partecipanti è stato “How to apply for a UK University” e “Scholarships and Loans”.

Quali sono le destinazioni più ambite e saprebbe spiegarmi il motivo?

Londra è la destinazione più richiesta dai ragazzi. Le università più visitate alla Fiera sono state:  University of Oxford, University of Manchester e City University London. Tuttavia in generale l’affluenza è stata molto alta per tutti. Ci sono state anche lunghe file al settore delle scuole di lingua, colleges e boarding schools.

Prevedete di andare nelle scuole italiane e parlare del progetto StudyinUK?

In realtà non prevediamo di andare direttamente nelle scuole, tuttavia durante l’anno ospitiamo nei nostri centri di Roma, Milano e Napoli rappresentanti di università e scuole britanniche per dare informazioni sullo studio nel Regno Unito  e per promuovere corsi e programmi specifici.

Iniziative del genere possono essere facilmente accusate di incoraggiare la fuga dei cervelli. Come risponderebbe ad un’accusa di questo tipo?

A nostro avviso questa iniziativa dovrebbe essere vista come un arricchimento professionale per i ragazzi, e come investimento in capitale umano per il Paese.

Il British Council si impegna da anni a promuovere lo scambio e la mobilità internazionale degli studenti e a sostenere attivamente scambi tra il Regno Unito e l’Italia, a beneficio di entrambi i Paesi. Con una nota del 10 aprile 2013, lo stesso MIUR, riconoscendo questa pratica come un alto valore formativo, incoraggia lo studio all’estero, invitando le scuole superiori a organizzare periodi di studi all’estero.

Alla Fiera “Study in the UK” diamo al pubblico l’opportunità di incontrare direttamente rappresentanti delle top università e scuole britanniche; ciò è parte integrante dell’ agenda culturale del British Council. Siamo convinti che il futuro del mondo possa essere positivo e armonioso solo se persone di diverse culture vivono e lavorano insieme nel rispetto. Il pubblico che visita le nostre fiere ha la possibilità di venire a conoscenza delle necessarie informazioni per intraprendere un percorso educativo nel Regno Unito.

Questa storia della fuga, trasformata troppo spesso in retorica, ha avuto sempre una connotazione negativa per il nostro Paese...può secondo lei trasformarsi in opportunità di ritorno ed essere un valore aggiunto per il nostro Paese?

Dipende dalla prospettiva che si intende adottare. La possibilità di studiare all’estero offre un arricchimento professionale ai giovani che un domani possono scegliere di ritornare proprio per mettere la loro conoscenza al servizio dell’Italia. Sotto questo punto di vista, il ritorno potrebbe avere maggiormente il sapore della sfida e rappresenterebbe un valore aggiunto per il nostro Paese.

Immagini: Copyrights British Council

Immagine di copertina: all’interno della fiera, è stato lanciato il progetto Shakespeare Lives che prevede una serie di eventi e attività mirate a celebrare l’opera di Shakespeare per il 400mo anniversario della sua morte.


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