di Davide Rossi , 19.03.2021

28-3-21, fac-simile del Passaporto Sanitario (EU Vaccine Passport) è stato presentato dal commissario UE Thierry Breton, a capo della task force creata per i per i vaccini. Questo è un grande passo avanti per la ripresa del turismo sia all’interno dell’Unione Europea che al di fuori.

Mentre la macchina della vaccinazione si prepara ad accelerare i tempi, è legittimo un pensiero a cosa ci aspetta nel prossimo futuro. Fra le tante questioni in ballo, dai viaggi alle cene al ristorante, si è aperto un tavolo di discussione, nazionale ed europeo, sul tema dei passaporti vaccinali. Ma che cosa sono?

Il passaporto vaccinale, noto in ambito europeo anche come Digital Green Pass, dovrebbe essere un documento che attesta l’avvenuta vaccinazione. Il possesso di questo passaporto potrebbe diventare requisito fondamentale per viaggiare in un altro Paese o per fruire di servizi ludici (ristorazione, palestre, villaggi turistici) o lavorativi.

Il condizionale, però, è ancora d’obbligo. Al momento ci sono infatti ancora troppi dubbi di natura medica e giuridica perché si possa adottare una soluzione comune, sia a livello europeo sia internamente ai singoli Paesi.

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28 Marzo 2021, Therry Breton presenta il passaporto Sanitario

28 Marzo 2021, Il Commisario Therry Breton presenta il fac-simile del “EU Vaccine Passport”, tradotto dalle testate italiane con “Passaporto Sanitario”.

L’obbiettivo della creazione del documento è permettere di viaggiare liberamente alle persone già vaccinate per il covid-19, o che hanno già avuto il virus. Il fac-simile mostrato dal commissario presenta un QR Code che conterrà le informazioni cliniche riguardanti il coronavirus, e sarà disponibile sia informato cartaceo, sia informato digitale, accessibile direttamente dal proprio smartphone.

Breton ha parlato anche dell’estate 2021, per la quale prevede, dal punto di vista turistico, una situazione simile a quella dell’estate 2020.

Resta ancora in essere l’impegno dell’Europa per raggiungere l’immunizzazione di gregge entro il 14 luglio.

Il Digital Green Pass

Lo scopo di questo passaporto vaccinale è stato recentemente chiarito anche da Ursula Von der Leyen. In un tweet, la Presidente della Commissione Europea ha affermato la volontà di lavorare a un progetto legislativo di Digital Green Pass.

Nella bozza che la Presidente presenterà al Parlamento Europeo, questo Pass non conterrebbe solo le informazioni sullo stato di vaccinazione, come un semplice passaporto vaccinale. Nel documento andrebbero riportati anche:

  • Gli esiti di un test di negatività nel caso in cui il soggetto non si sia ancora vaccinato (o non possa farlo).
  • Informazioni su una precedente contrazione del virus che ha permesso di sviluppare degli anticorpi.

Insomma, una sorta di patentino della salute più che un semplice passaporto vaccinale. Nel tweet si legge anche che questo Pass punta a «permettere gradualmente» ai cittadini dell’Unione Europea di tornare a «muoversi insicurezza in Europa o all’estero – per lavoro o turismo».

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Il Green Pass di Israele

Il progetto delle autorità nazionali ed europee sembra strizzare l’occhio a quello già sperimentato da Israele. In questo Paese, infatti, è già entrato in vigore il Green Pass. Inserendo i propri dati nel sito predisposto dal Governo, i cittadini ricevono un codice a barre che racconta la storia vaccinale del paziente.

Oltre all’avvenuta vaccinazione, in questo modo è possibile segnalare anche una recente guarigione dal virus. Nel primo caso il Pass ha validità di 6 mesi, a partire dal trascorrere di almeno una settimana dalla seconda dose. Nel secondo caso il patentino dura invece 3 mesi. Chi ha con sé questo codice a barre, ha così libero accesso a ristoranti, piscine, palestre e luoghi di cultura. Chi, per scelta o per i tempi d’attesa delle liste di vaccinazione, non ha ancora ricevuto la dose, non potrà invece accedere agli stessi luoghi ed eventi. Un progetto, quello israeliano, supportato da una massiccia campagna vaccinale che, agli inizi di marzo, aveva già dotato di copertura metà della popolazione. Ed è proprio qui che nascono i dubbi e i problemi legati a una replica europea di questo passaporto vaccinale.

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I dubbi sulla Privacy

Il fatto che i Paesi dell’Unione Europea non abbiano raggiunto lo stesso grado di avanzamento nella campagna vaccinale, apre uno spiraglio ai primi dubbi su questo passaporto. Come sarebbe possibile, infatti, limitare l’accesso di luoghi a una platea così ristretta, mentre il restante della popolazione non è stato ancora in grado di vaccinarsi? Le tempistiche previste per le prossime fasi, al netto di dosi sufficienti di vaccini e di un’organizzazione fluida, sembrano quindi rallentare l’idea di un Green Pass Europeo.

A sollevare i dubbi è stato anche l’OMS. La responsabile del dipartimento Immunizzazione e vaccini Katherine O’Brien, ha dichiarato che l’Organizzazione guarda con favore a una soluzione in tal senso ma che «attualmente non ci sono le condizioni».

Nella stessa direzione sembra andare anche il Garante della Privacy Italiana. Secondo l’Autorità, la condivisione dei propri dati sanitari, estremamente sensibili, andrebbe fatta con la massima cautela, nel rispetto della privacy del singolo e del GDPR Europeo. Il rischio da scongiurare è quello di discriminazioni e gravi limitazioni della libertà personale, a svantaggio di alcune categorie meno tutelate. Per questo un passaporto vaccinale non può che passare per un intervento del legislatore.

Il progetto di un Pass andrebbe quindi redatto innanzitutto a livello europeo, per poi essere recepito dai singoli sistemi con provvedimenti legislativi adeguati, «in modo da realizzare un equo bilanciamento tra l’interesse pubblico che si intende perseguire e l’interesse individuale alla riservatezza». No, insomma, a iniziative regionali o private al di fuori di una cornice legalmente rinforzata.

Come funziona il passaporto vaccinale per chi viaggia?

D’altro canto, una proposta di questo tipo va esattamente nella direzione di una riapertura del turismo estero nei confini europei e in Italia. Un obiettivo condiviso dal Governo italiano, che vede nel passaporto vaccinale un potenziale volano per rilanciare i viaggi nel Paese.

Come dovrebbe funzionare quindi questo Digital Green Pass?

Chiunque abbia intenzione di viaggiare all’estero dovrà fornire i propri dati, tutelato dalla massima riservatezza, in un sito a gestione governativa. Qui, l’utente riceverà un QR code, digitale o stampabile su documento, contenente le sue informazioni sanitarie riguardanti il Covid.

Per ottenere il lasciapassare, sarebbe necessaria almeno una di queste condizioni: 

  • L’inoculazione della seconda dose del vaccino.
  • Aver contratto ed essere guariti di recente dal Sars-Cov-2 (fra i dati forniti sono comprese anche indagini sugli anticorpi sviluppati). 
  • Aver effettuato nelle ore precedenti un test con esito negativo.

La premessa a tutto questo dovrà naturalmente essere un significativo aumento delle dosi di vaccino distribuite alla popolazione. A tal proposito, i Paesi che hanno portato avanti la campagna vaccinale si dimostrano più propensi alla soluzione del passaporto.

Prendono invece tempo i Paesi in cui le vaccinazioni stanno procedendo a rilento. Trattandosi, come detto, di un progetto europeo, è necessario che ci sia un certo livellamento non solo all’interno delle Nazioni, ma anche fra Stati Membri rispetto ai tassi di popolazione vaccinata.

L’idea rimane comunque quella di un progetto condiviso ma gestito dai singoli Stati. Ciascuno sarà quindi chiamato a recepire le direttive europee e sviluppare una norma in linea con le proprie politiche di privacy.

Oltre che negli Stati dell’Unione Europea che approveranno il progetto di legge, il passaporto vaccinale potrà poi, almeno nelle intenzioni, essere adottato anche per viaggi extra-UE, con accordi bilaterali fra Europa e singoli Stati.

Un certificato vaccinale per chi non viaggia?

Oltre che per i viaggiatori, il passaporto vaccinale sembrerebbe essere una soluzione anche per la ripresa di tutte quelle attività ludiche e sociali che, a causa del virus sono state interrotte. Parliamo di palestre, cinema, ristoranti, piscine, ma anche di accesso ad ambienti protetti o lavorativi.

Su questo proposito, la Commissione ha ribadito che il progetto europeo per il Digital Green Pass riguarderà esclusivamente la circolazione fra Stati.

Le misure adottate internamente andranno invece gestite dai singoli Parlamenti nazionali. Da un lato c’è il modello Israele che, come abbiamo visto, con questo certificato apre le porte non solo ai viaggi ma anche alla vita interna della comunità. Dall’altro, le preoccupazioni e i dubbi legittimi su una campagna vaccinale che al momento non copre abbastanza persone.

Un problema che renderebbe il passaporto vaccinale iniquo, se non addirittura discriminatorio. Anche per questo, il Ministero italiano del Turismo si mostra aperto a soluzioni di questo tipo, ma prende tempo. Ad ogni modo, la proposta non sembra essere accantonata, ma solo rimandata.


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